La città di ottone di S.A. Chakraborty

Scritto da AmanteDiLibri - 31 luglio
Buongiorno lettori,
eccomi qui dopo l'ennesima lunga assenza dal blog.
La recensione di cui vi scrivo doveva arrivare all'incirca un mese fa, dopo un periodo di letture che mi hanno fatto bruciare il mio goal su Goodreads come non succedeva da anni.
Ero riuscita a mettere le mani su alcune traduzioni amatoriali di una delle mie serie preferite - interrotta per ben due volte in Italia - con otto volumi da recuperare. Ovviamente li ho divorati uno dietro l'altro e giunta a cambiare del tutto storia mi sembrava che non ci potesse essere niente di meglio de La città di ottone.

Titolo originale: The City of Brass
Serie: The Daevabad Trilogy #1
Genere: Urban Fantasy
Target: New Adult
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 3 Giugno 2020
N° pagine: 528
Trama: EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un’abile guaritrice e di saper condurre l’antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.
Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all’interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L’arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.

Vi è mai successo di avere un libro tra le mani che volete leggere un sacco, che vi ispira proprio tanto e quando lo iniziate dite "so già che mi piacerà"?. Ecco per me è stato così con La città di Ottone: c'è stato solo un piccolo problema. Ogni volta che mi ritrovavo con il Tolino tra le mani, pronta per leggere, crollavo dal sonno o venivo distratta da altro.
Risultato un libro splendido che ho faticato immensamente a finire.
Siamo al Cairo, dopo la guerra tra francesi e turchi, ma la nostra protagonista è Nahri, una piccola truffatrice che vorrebbe solo raggiungere Istanbul per studiare medicina. Ha una dote per la guarigione, così come per le lingue, ma in qualche modo una ragazza senza famiglia deve sopravvivere in una grande città giusto?
Così tra piccoli furti e truffe si ritroverà ad interpretare una zar ma la cerimonia per liberare una bambina da quello che la madre crede uno spirito non va a buon fine per Nahri, che si trova veramente catapultata nel mondo degli ifrit, dei jinn e dei daeva.
Sono sempre affascinata dai romanzi ambientati nel mondo arabo, mi stregano i paesaggi e mi conquista l'architettura di quel mondo. Se poi condiamo il tutto con un po' di fantasy e mitologia tanto meglio.
Questo romanzo aveva dunque tutti i requisiti per piacermi, come effettivamente è stato. Solamente, forse, non era il momento giusto per leggerlo.
Più di qualche volta mi sono ritrovata in difficoltà perché non ricordavo cosa accadeva o come era la situazione tra le tribù di jinn, dovendo tornare indietro a rileggere e fare mente locale.
Sul finale mi sono impuntanta e ho completata la lettura in pochi giorni quindi ora sarei prontissima a leggere il seguito!