Red Country di Joe Abercrombie

Buongiorno lettori,
iniziamo la settimana con una nuova recensione!
Non so in quanti di voi abbiano già letto qualcosa di questo autore che nell'arco di pochi mesi da inizio anno è uscito qui in Italia con due libri, Red Country per la Gargoyle (e di cui vi parlerò oggi) e Mezzo Mondo per la Mondadori… Ma se non avete ancora letto nulla del La prima legge è ora di farlo!

Titolo originale: Red Country
Serie: First Law #6 (terzo romanzo stand-alone)
Genere: Fantasy
Editore: Gargoyle
Data di pubblicazione: 3 Febbraio 2015
N°pagine: 639
Trama: Shy Sud sperava di poter seppellire il suo cruento passato e cavalcare via con un bel sorriso sulla faccia, ma prima dovrà rispolverare le maniere forti per riprendersi la sua famiglia. E lei non è certo tipo da tirarsi indietro di fronte a ciò che è necessario fare. Così si metterà sulle tracce dei rapitori con un paio di buoi e il suo codardo patrigno Agnello a farle compagnia.
Ma anche lui ha seppellito un sanguinoso passato e nelle Terre Remote, dove non c’è Legge, il passato non rimane a lungo sotto terra.
Il loro viaggio li porterà per aride piane fino a una città di frontiera stritolata nella morsa dell’avidità, tra faide, duelli e massacri, e poi fino in cima alle inesplorate montagne verso la resa dei conti con gli Spettri. E come se tutto questo non fosse abbastanza, saranno costretti a una scomoda alleanza con Nicomo Cosca, il famigerato mercenario, e il suo scriteriato legale Tempio, due uomini di cui nessuno dovrebbe fidarsi.
Questo è il coraggio. Prendere la delusione e i fallimenti, la colpa e la vergogna, le ferite subìte e quelle inferte, e affondare tutto nel proprio passato. Ricominciare da capo, mandare al diavolo ieri e affrontare il domani a testa alta. I tempi cambiano. Ma solo chi possiede la lungimiranza di prevederlo e affrontarlo, solo chi è capace di adeguarsi prospera.

Spesso Joe Abercrombie viene considerato uno dei grandi scrittori fantasy dei nostri giorni ma Red Country non è un fantasy qualunque. È anomalo, lontano dagli stereotipi e dai soliti cliché del genere: non ci sono incantesimi, oggetti magici, né catastrofi incombenti, gli unici mostri sono gli uomini (ma bastano e avanzano) e, soprattutto, non c’è traccia nemmeno di eroi
Shy e Agnello probabilmente sono quelli che si avvicinano a quella figura, ma lo fanno controvoglia e di sicuro si impegnano affinché nessuno se ne accorga. Nel Mondo Circolare non ci sono buoni e cattivi, soltanto vivi e morti. Non conta chi ha ragione, ma chi resta in piedi. Tutti si limitano a sopravvivere, a schivare un disastro dopo l’altro e a tirare avanti nel miglior modo possibile, il più delle volte a spese di altri.
L’atmosfera che permea il libro è quella di un grande western di Sergio Leone, e Abercrombie è abilissimo nell’evocarla nei paesaggi sconfinati, nei villaggi polverosi in cui tutto è provvisorio e cadente al tempo stesso, negli scorci di umanità squallida al perenne inseguimento di una fortuna che si allontana anziché avvicinarsi, nei personaggi ruvidi, che non rivelano mai i propri sentimenti perché apparirebbero deboli. I dialoghi sono diretti e pungenti, mentre le pause lasciano immaginare sguardi persi all’orizzonte e volti talmente inariditi dal sole da lasciar uscire a stento le parole. Infatti nessuno è ciò che sembra, raramente è ciò che vorrebbe sembrare e mai chi vorrebbe essere davvero. Tutti sono infelici, tormentati, assillati dalla paura e soprattutto dalla solitudine, perché non ci si può fidare di nessuno. 
Persino Shy a un certo punto comincia a dubitare di Agnello, l’uomo che l’ha cresciuta come un padre e che la accompagna nella ricerca dei suoi fratellini, perché nemmeno lui è chi dice di essere, nonostante si sia impegnato a lungo per diventarlo. Paradossalmente, l’amicizia e la lealtà sembrano esistere soltanto fra i reietti, in particolare fra i ribelli del fantomatico Conthus, braccato da inquisitori e mercenari, e all’interno del misterioso Popolo dei Draghi, capace di farsi amare persino da chi dovrebbe odiarlo più di chiunque altro. Per tutti gli altri, “buoni” compresi, c’è spazio solo per amarezza e delusioni, perché persino l’amore, nonostante sia presente, non viene mai chiamato con il proprio nome ed è una fiammella che sembra spegnersi facilmente, anche se continua a covare sotto la cenere. Eppure, nonostante le vicende ci portino sempre più a fondo in un mare di miserie, il libro è tutt’altro che triste, anzi regala sorrisi e persino risate per quanto non possa esimermi dal dire che l'ho trovato un filo volgare. In ogni caso, Abercrombie, con la sua penna dissacrante, è capace di alleggerire anche le scene più tristi e di sfiorare qualsiasi tema senza mai scadere nel patetico. Tutto il romanzo è permeato di un disincanto dosato in maniera perfetta, come se leggessimo le vicende attraverso gli occhi del veterano che le ha viste tutte e non si lascia turbare da niente, nonostante sia abbastanza cinico da riconoscere l’amara verità dietro ogni scena o battuta. 
Le seicento e più pagine volano in un baleno, fluide nonostante gli spazi e i tempi siano dilatati come si addice a ogni buon western, grazie alle tantissime sottotrame che si innestano e concludono senza soluzione di continuità, donandoci ogni volta un nuovo scorcio di un mondo vastissimo e complesso, simile alla frontiera americana dell’800 ma con spade e balestre al posto delle armi da fuoco, e facendoci scoprire di volta in volta nuovi aspetti dei personaggi, qualche volta positivi, spesso negativi, ma comunque sempre autentici e interessanti. 
Red Country è un libro consigliatissimo a chiunque voglia scoprire un fantasy diverso, mai scontato, che si lascia dietro il retrogusto agrodolce di uno sguardo disilluso sulla natura umana, ma anche l’appagamento che solo un buon libro e un ottimo autore sanno donare.

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