La collezionista di lettere di Jorge Dìaz

Recensione di Ekathle
Cambio deciso del genere di lettura: “La collezionista di lettere” è essenzialmente un romanzo storico e, lo dico fin da subito, migliore di quanto facesse presagire la quarta di copertina. L’autore, Jorge Dìaz, viene definito “il Ken Follett spagnolo”, e di solito queste indicazioni mi spingono a NON comprare un libro; poi finisce che ci credo davvero, mi aspetto di trovare la stessa atmosfera dei romanzi di Ken Follett, e resto delusa. Tra l’altro, l’esperienza con Zafon mi ha lasciata un po’ diffidente verso gli scrittori spagnoli (datemi pure della pazza, ma ho fatto una fatica immane per finire “L’ombra del vento” e, una volta terminato, ho pensato che avrei anche potuto fare a meno di sforzarmi).
Comunque, viva la coerenza, ho letto lo stesso “La collezionista di lettere”. 
Che ne penso? Ecco a voi i commenti a caldo.

Titolo originale: Cartas a Palacio
Genere: Storico
Editore: Piemme 
Data di pubblicazione: Febbraio 2015
N°pagine: 560
Trama: 1914. Mentre la I guerra mondiale minaccia di fare in pezzi l’Europa, il re di Spagna Alfonso XIII riceve una lettera che cambierà per sempre il corso della sua guerra. La lettera di una bambina francese, Sylvie, che gli chiede aiuto per ritrovare suo fratello disperso al fronte; lo chiede proprio a lui, l’unico re che ha deciso di non fare la guerra. Alfonso, che ha appunto scelto la via della neutralità, di fronte a quelle parole piene di speranza, scritte con la grafia incerta dell’infanzia, capisce che quando una guerra minaccia il tuo mondo, non puoi restare a guardare. Decide così di aiutare, all’insaputa del governo francese, la piccola Sylvie. Da quel momento, moltissime altre lettere cominceranno ad arrivare a corte – lettere di madri, figli, mogli. E il re sceglierà una donna – Blanca, la figlia ribelle dei marchesi di Alerces, determinata, emancipata, decisa – per mettere insieme un ufficio clandestino che li aiuti. Sotto la guida di Blanca, e dei suoi collaboratori, molte lettere troveranno risposta, molte vite si ricongiungeranno, e molti destini si compiranno. E la stessa Blanca troverà un amore che forse non sapeva di stare aspettando.
Un episodio vero della storia europea raccontato per la prima volta: la missione di pochi, coraggiosi eroi che, negli anni in cui il vecchio mondo spariva per lasciare il posto alla modernità, aiutarono tantissime persone, e che Jorge Díaz racconta in un intreccio avvincente di storie, amori, perdite e ricongiungimenti degno di Ken Follett.
Ripeto, il libro è migliore di quanto sembri dalla lettura della trama. Appena iniziato, non mi convinceva per niente, ma mi sono convinta a dargli un centinaio di pagine ancora per cercare di redimersi. E ci è riuscito, almeno in parte. 
Quello che mi è piaciuto di più è proprio il taglio storico, fornito però dai dialoghi dei personaggi e non sotto forma di monoblocco-“imparate-la-storia-capre”. La guerra viene raccontata dal punto di vista di uomini e donne molto diversi, sia per la levatura sociale sia, soprattutto, per carattere ed intenzioni. 
Altro punto forte del romanzo, proprio i tanti POV che permettono di seguire più fili narrativi contemporaneamente: il fronte franco-tedesco, la vita notturna di Parigi, la politica nel salotto del Re di Spagna. Effettivamente, questo mi ricorda un po’ Ken Follett, anche se qui lo spazio dedicato di volta in volta ad ognuno è molto ridotto, attorno alle due-tre pagine in media. Devo dire che dopo un po’ che si salta avanti e indietro, ci si sente un po’ storditi. 
La storia è scritta al presente, scelta che a me personalmente non piace molto. Però, se ci si autoconvince, si riesce anche a credere che i verbi siano al tempo passato. Provare per credere. 
Ultima nota, i personaggi. Belli e ben costruiti, a parte la protagonista, Blanca. Secondo me, il motivo per cui il libro è stato una rivelazione rispetto alla trama riportata dalla casa editrice è che la storia non è tutta centrata su Blanca. Il suo più grande difetto è che sembra non avere difetti. E’ bellissima, intelligente, determinata, indipendente, sicura di se, bla bla bla che noia. Non siamo ai livelli di una Mary Sue, altrimenti questo libro starebbe già da tempo pareggiando una gamba del tavolo, ma la nostra Blanca è un tantino troppo perfetta. Ah, dimenticavo che è pure simpatica, e piace a tutti. Spero che almeno le puzzino i piedi.
Facendo una somma dei pregi, una sottrazione dei difetti e tutte le operazioni del caso, questo libro si becca 3 stelline e mezzo, forse anche quattro perché sono di buon umore. E un Tywin, tutto dedicato a Blanca.

Alla prossima!

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