La città di sabbia di Laini Taylor

Vi avevo annunciato qualche giorno fa l'uscita di questo romanzo e di come già dopo poche righe fosse riuscito a riportarmi nel suo mondo popolato di serafini e chimere, ma soprattutto deciso a non lasciarmi andare. Cercherò di portarvi con me con questa recensione che ha richiesto giorni e giorni di riscritture, ma la cosa migliore è farvi conquistare da Karuo e Akira!

Titolo originale: Days of Blood & Starlight
Serie: Daughter of Smoke & Bone, #2

Editore: Fazi
Collana: Lain, n°118
Data di pubblicazione: 25 Aprile 2013
N° pagine: 480
Trama: Oltre i confini della Terra, in un luogo effimero e invisibile, due giovani creature, un guerriero serafino e una chimera si sono incontrati e tra di loro è nato un amore impossibile. Le loro due razze infatti, nemiche da secoli, sono in guerra, e tentano di distruggersi a vicenda in una spirale di vendette e sacrifici. I due ragazzi però hanno un sogno, portare la pace e la serenità tra i loro due popoli e vivere il loro amore senza l’ombra del pericolo e della segretezza. Ma il destino non sarà misericordioso per questi due amanti sfortunati, che verranno scoperti e condannati a morte. Akiva riuscirà a fuggire e mettersi in salvo, mentre Karou verrà giustiziata, ma grazie al suo padre adottivo, un resuscitatore, la sua anima verrà trasmigrata in un corpo umano. Ma Karou non potrà per sempre nascondersi dalla sua vera identità e quando scoprirà tutto sul suo passato sarà anche il momento di ritrovare Akiva e continuare ciò che avevano iniziato insieme. Riusciranno a costruire un dialogo di pace tra i due nemici e scongiurare un conflitto che potrebbe distruggere le loro vite e il loro mondo?

Accade spesso che una trilogia segua nei suoi romanzi la stessa impronta data dagli avvenimenti del primo libro, magari con un po' di azione in più o un taglio lievemente diverso ma non si discosta mai troppo. 
In questo caso Laini Taylor si discosta da ogni possibile previsione e ci regala una storia dura e fredda, che ci fa aprire gli occhi su di un mondo sanguinoso devastato dalla guerra, totalmente l'opposto di ciò che accadeva ne La chimera di Praga, uno sogno condito di romanticismo e mistero.
Anche le due ambientazioni non potrebbero essere più diverse, una nella città ceca ricca scorci magici e a tratti anche un po' oscuri, per passare poi nel caldo Marocco, in un castello di sabbia, la Kabsat, di cui Karou è sacerdotessa e prigioniera.
Se messa così può sembrare che nulla abbaiano in comune questi due romanzi che, invece, vengono legati dallo stile con cui l'autrice ci mostra questi avvenimenti, intenso e frizzante allo stesso tempo, e che ci incanta trasmettendoci gli odori e le immagini di cui scrive.

Spoiler!
Leggere a vostro rischio e pericolo!

Eretz è stato travolta per millenni dalla sanguinosa guerra tra diavoli e angeli, e aveva visto Madrigal, una chimera, e Akiva, un serafino, sui fronti opposti. Eppure questo non aveva impedito loro di amarsi e sognare un mondo diverso dove vivere. Ma...
Questo non era quel mondo.
Scoperti, i due amanti erano stati catturati e condotti a Loramendi, la città delle chimere dove Madrigal era stata giustiziata per tradimento di fronte ad Akiva. Quest'ultimo una volta liberato e distrutto per la morte della chimera avevo portato l'impero degli angeli a sconfiggere e distruggere completamente il nemico. Per questo il serafino "conquista" il nome di Sventura delle bestie.
Ma quello che non sa è che Surphurus ha recuperato l'anima di Madrigal e ha creato per lei un nuovo corpo, una ragazza umana dai capelli blu pavone, Karou, Speranza nella lingua delle chimere.
Tutto questo ricorda Karou, alla fine de La chimera di Praga, quando spezza l'osso del desiderio che portava al collo con Akiva.

Ne La città di sabbia Akiva e Karou si trovano nuovamente sui fronti opposti di quella guerra, ignari della sorte dell'altro. Ma se per l'angelo questo è straziante e lo porta a cercare un riscatto e la possibilità di una via migliore; Karou non riesce a perdonargli la morte delle persone che amava e il suo cuore è invaso dalla rabbia e il disprezzo per l'uomo che aveva amato.

La Karou che avevamo conosciuto nel primo libro era giovane, innocente e spensierata, che viveva in un modo fatto di amicizie, arte e avvenuta. Difficilmente però possiamo riconoscerla nella ragazza dai capelli blu che avevamo preso a cuore: ha lasciato alle sue spalle tutte le cose infantili, ha perso tutti i suoi cari, la vita che aveva conosciuto a Praga, e questo la porta ad essere, allo stesso tempo, più vulnerabile e più dura.
Anche Akiva cambia mentre riluttante, esegue gli ordini che gli vengono assegnati. Ha visto entrambi i lati della guerra e sa che continuerà all'infinito se qualcosa non cambia. Vuole dare alla pace una possibilità e non so per il suo popolo ma anche per quello che dovrebbe essere il suo nemico, le chimere. Insegue ancora il sogno che aveva condiviso con Madrigal ma non solo a causa del suo amore per lei, ma rendendosi conto a cosa porta la vendetta.

Entrambe le parti ci portano a vedere, in modi distinti eppure simili, l'inutilità della guerra, il dolore e la disperazione che porta, ma anche di come si possa affrontarla, cercando di fare la cosa giusta rincorrendo la speranza.

Ma in tutta questo vi sono comunque intermezzi più leggeri e anche comici, dati soprattutto da Zuze e Mik, e a poco a poco i nostri personaggi riscoprono il sogno che avevano condiviso e noi con loro.
Il finale ci lascia con mille possibilità a portato di mano, preoccupati per Karou e Akiva ma anche sperando che tutto si risolva.
Non vedo l'ora di leggere il terzo!
E ringrazio Giulia della Fazi Editori per la possibilità di leggere questo in anteprima, è stato magnifico!

Quindi, se non vi siete ancora fatti incantare da questa scrittrice correte in libreria, se invece avete già letto La chimera di Praga, vedrete che non sarete delusi da questo nuovo capitolo!

A questo punto averi una tonnellata di citazione da proporvi ma mi limiterò a lasciarvi con l'estratto della pagina 68 (dovrebbe essere quella dopo ma sono solo due righine)! Buona lettura! Attenti agli spoiler però, leggete solo se siete curiosi!
Avevano i turiboli. Avevano le anime.
Secondo Karou, parecchie centinaia di soldati uccisi aspettavano inerti nei loro vasi d'argento e toccava a lei riportarli in battaglia.
«Siamo insieme in questa faccenda», aveva detto Thiago. La ragazza lo guardò con durezza e aspettò il solito moto di disgusto, che invece non arrivò. Forse era soltanto troppo stanca.
Oppure... forse il Destino ti preparava la vita come un vestito su un letto e tu potevi scegliere se indossarlo o andare in giro nudo.
Dall'altra parte della stanza, il Lupo aveva trovato la valigetta degli attrezzi di Karou. Era una cosina graziosa, di cuoio goffrato color zafferano, e poteva essere presa per un astuccio da trucco.
Non lo era.
Thiago ne rovesciò il contenuto sul tavolo. C'erano alcuni oggetti di uso comune: spilli, una lametta, un martello, pinze, ovviamente, ma soprattutto c'erano delle morse. Non erano appariscenti: soltanto sobri morsetti d'ottone a vite, come quelli che aveva usato Sulphurus. Era stupefacente il dolore che si poteva provocare con oggetti tanto semplici, se sapevi come usarli. Karou li aveva fatti creare a mano, su ordinazione, da un fabbro della medina di Marrakesh. L'uomo non aveva posto domande, ma aveva immaginato lo scopo di quegli strumenti e le aveva rivolto un sorrisetto d'intesa che l'aveva fatta sentire sporca. Come se lei se la godesse.
«Pagherò io il tributo». Disse il Lupo e Karou, nel vuoto della sua repulsione curiosamente assente, si sentì invadere dal sollievo.
«Davvero?».
«Certo. L'avrei fatto prima, se mai mi avessi lasciato entrare. Pensi che mi piaccia saperti rinchiusa qui dentro da sola, a soffrire?».
Sì, pensò lei, ma nello stesso momento le baluginò un dubbio per tutti i sospetti e le notti di porte sbarrate. Thiago avrebbe offerto il suo dolore alla magia così non avrebbe dovuto farlo lei. Come poteva rifiutare una cosa del genere? Lui si stava già togliendo di dosso l'impeccabile camicia bianca.
«Vieni». Lui sorrise e Karou vide nei suoi occhi una spossatezza che rispecchiava la sua. «Facciamolo, e che sia finita».
Karou entrò. Chiuse la porta con il piede e si avvicinò a lui.

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