Il gioco dei re di Dorothy Dunnett

Titolo originale: The Game of Kings
Serie: The Lymond Chronicles, n°1

Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 2003
N° pagine: 653
ISBN: 9788879725613
Trama: Solimano il Magnifico è il sultano dell'Impero Ottomano. Lo zar di Russia è l'uomo che sarà conosciuto come Ivan il Terribile. L'Inghilterra è governata da un ragazzo, Edoardo VI. Maria, regina di Scozia, una bambina di quattro anni, è uno strumento delle eterne rivalità tra Inghilterra, Francia, Spagna, Papato e Sacro Romano Impero. In una Scozia divisa dalla violenza politica interna e dilaniata dalla guerra con l'Inghilterra, una voce si spande velocemente in una calda notte d'agosto del 1547: "Lymond è tornato..." Mentre l'esercito inglese marcia verso il Nord, Francis Crawford di Lymond, in esilio perché accusato di tradimento, torna a Edimburgo. Nobile, avventuriero, indomabile ed elegante, Lymond ha la lingua di un poeta e talenti pericolosi. Nel tentativo di redimere la sua reputazione, guida una compagnia di ribelli contro l'Inghilterra, per difendere la terra che egli ama così tanto. La sua ricerca di libertà lo condurrà in viaggi affascinanti e avventurosi dall'Inghilterra alla Russia, attraverso le corti e i loro intrighi di potere. Nel grande scacchiere dell'Europa rinascimentale, Lymond è una nuova, imprevedibile pedina del "Gioco dei re".

Il gioco dei re è di tutti i libri che ho letto fino ad oggi, probabilmente il più bello e quello che più amo. Probabilmente in questa recensione non riuscirò a esprimere in modo adeguato ciò che penso al riguardo e tanto meno riuscirò a trasmettervi il desiderio di averlo sulla vostra mensola. Ma ci proverò lo stesso.

Francis Crawford di Lymond è indubbiamente il protagonista di questo e dei successivi cinque romanzi. Figlio cadetto del secondo barone di Culter, è un traditore: quattro anni prima aveva venduto informazioni all'esercito inglese a seguito della sanguinosa sconfitta della Scozia nella battaglia di Solway Moss, dove il re scozzese Giacomo V moriva lasciando Maria, una bambina di sei giorni, regina di un regno vinto.
Ci si aspetta che, per un simile personaggio - le informazioni da lui scambiate portano anche alla morte della sorella Eloise e di altre giovani - si provi odio, avversione e una serie di altri sentimenti patrioti traditi, ma dalle prime pagine si intuisce subito che Lymond non è la persona che ci crede.
Acuto, di ingegno lesto e affilato, sarcastico, arrogante e con una spiccata propensione al comando è tornato per una sola ragione nella sua patria: dimostrare la sua innocenza con ogni mezzo. Mezzi che comprenderanno una banda di fuorilegge addestrata, un capitano spagnolo, ricatti, indovinelli raccontati sulla riva di un lago, rapine, giovani rampolli di buona famiglia da salvare, pappagalli liberati e bambine interrogate.
Questo libro è indubbiamente quello che presenta la figura di un "eroe" capace di sferzare la pelle con le sole parole; di citare dal latino, francese, italiano, spagnolo con la stessa abilità di uno studioso; di amicizia e rispetto profondi; di combattere per un paese che gli ha voltato le spalle.

"Se superficialmente si presenta come la storia di un fenomenale fuorilegge, in realtà si introduce un personaggio di proporzioni mostruose, in grado di manovrare con maestria durante tutta la saga i destini di molti regni e di molte persone." cit.

Come già accennato il suo passato non gli ha messo contro la sola Scozia ma la sua stessa famiglia a causa della morte della figlia più giovane. Lo scontro con il fratello maggiore Richard diventerà un elemento ricorrente in tutti i romanzi, alternato da momenti di complicità o semplice amore fraterno.
Se Francis è il protagonista, molti sono i personaggi secondari, storici e non, che trascinano avanti la storia a furia di colpi di scena e intrighi. Molti li ritroveremo successivamente, alcuni con maggiore importanza come Philippa Somerville, altri solamente come contorno alle vicende del Signore di Culter.

Indubbiamente la lettura di questi romanzi, o di quelli che compongono la Saga di Niccolò, non è delle più accessibili e semplici. Lo stile della Dunnett è ricercato, ricco di citazioni nelle lingue più svariate che vanno dal gaelico al russo passando per il latino, pieno di descrizioni e rimandi, e il numero di personaggi dispiegati rasenta ben più della cinquantina. Queste premesse rendono chiaro cosa ci si può aspettare, e se ci aggiungiamo che l'intero libro è organizzato come una partita di scacchi, il mix che ne esce può far innamorare follemente o alzare bandiera bianca dopo quattro pagine.
Io sono ovviamente caduta sotto lo spietato incantesimo e spero che qualcun altro ne resti ugualmente affascinato.
Dorothy Halliday Dunnett è nata a Dumfermline, nel Fife, il 25 agosto 1923. Cresciuta a Edimburgo, vi ha studiato arte e musica prima di accettare un incarico presso lo Scottish Information Office. Affermata pittrice di ritratti, ha cominciato a scrivere alla fine degli anni Cinquanta (Lady Dunnett ha raccontato che un giorno l’amatissimo marito Alastair le suggerì di scrivere un romanzo: «“Fanne una serie – mi disse –, sono popolari oggigiorno”, e io, sempre accondiscendente, lo feci») con Il gioco dei re, primo libro del «Ciclo di Lymond», un'ampia serie di romanzi storici ambientati nella Scozia del XVI secolo, che l’ha imposta in breve tra le grandi autrici di fiction storica degli ultimi anni. Al successo anglosassone del «Ciclo di Lymond» ha fatto seguito quello internazionale della «Saga di Niccolò».
Parallelamente all’attività letteraria, Lady Dunnett è stata molto attiva anche nella vita sociale della Scozia: membro del consiglio direttivo della National Library of Scotland e dello Scottish National War Memorial; direttrice dell’Edinburgh Book Festival, dirigente della televisione scozzese e membro della Royal Society of Arts.
Autrice amatissima dal suo pubblico, e molto apprezzata anche dalla critica per la precisione storica dei suoi affreschi narrativi e per la ricchezza della sua lingua, Dorothy Dunnett è morta nella sua Edimburgo il 9 novembre 2001.
Vi lascio con un estratto del primo capitolo per invogliarvi spero a leggere questo libro!


Gambetto di apertura
Minaccia a un castello
Prima avendo di questo scacchiere a parlare,
E poi mostrare viaggi e movimento de scacchi
In ordine al proprio re
E come lo scacchiere a noi mostra
Come deve essere il regno e la corona
Il mondo e tutto quel che vi contiene
Lo scacchiere può in figura significare.

     «Lymond è tornato.»
     Si seppe ben presto che lo Squalo aveva raggiunto la Scozia, proveniente da Campvere con un carico fuorilegge e un uomo che non doveva trasportare.
     «Lymond è in Scozia.»
     A dirlo erano uomini indaffarati, impegnati a preparare la guerra contro l'Inghilterra, e lo dicevano con disprezzo, con disgusto; scambiandosi sguardi obliqui.
     «Gira voce che il fratello più giovane di lord Culter sia tornato.» Solo qualche volta una voce di donna lo diceva in tono diverso, e poi faceva seguire un risolino fuggevole.
     Gli uomini di Lymond erano informati che stava arrivando. Mentre lo aspettavano a Edimburgo si chiedevano asciutti, senza alcuna preoccupazione, come pensava di poterli raggiungere penetrando in una città circondata da mura.
     Quando lo Squalo fece il suo ingresso in porto, Mungo Tennant, cittadino di Edimburgo e contrabbandiere, non sapeva nulla di tutto questo o del passeggero della nave. Aveva fatto il suo bravo compromesso privato fra la distinzione sociale e il commercio illegale; e subito dopo in una calda notte di agosto una barca a remi trasportava un carico di armi che non pagavano dazi, di balle di velluto e di vino di Bordeaux al di là del Nor' Loch, il lago che proteggeva il fianco settentrionale di Edimburgo, verso la cantina a doppio fondo sotto la casa di Mungo.
     Tra le canne del Nor' Loch, dove si raccoglievano le famiglie di beccaccini e dove i cigni del balivo sollevavano i loro colli grigi, un uomo si spogliò in silenzio restando in camicia di seta e calzamaglia e se ne stette in ascolto, prima di scivolare dolcemente nell'acqua.
     Cento metri di acque scure più in là, le case di Edimburgo torreggiavano quasi fossero un fregio sulla loro cresta. Quella notte il Castello, sulla sua sommità, era tutto illuminato, e riversava costellazioni di luce sull'acqua; infatti all'interno il Governatore di Scozia, il conte di Arran, dava ascolto a rapporti su rapporti che gli comunicavano che si stava raccogliendo un esercito di invasione inglese.
     Sotto il Castello, anche la dimora della regina madre appariva illuminata. A causa della minaccia dell'attacco nemmeno Maria di Guisa, la vedova francese del defunto re, riusciva a dormire: la regina bambina dai capelli rossi, in nome della quale Arran governava, era sua figlia. E scopo degli inglesi era forzare una promessa di matrimonio tra la regina Maria, ancora una bambina di quattro anni, e re Edoardo, nove anni, e se ne fosse capitata l'occasione di rapire la fidanzata. I segni di un incendio sul tetto, le opere in muratura abbattute, la facciata annerita del palazzo di Holyrood mostravano dove in altri anni gli eserciti invasori giunti dall'Inghilterra avessero colpito, senza tuttavia impadronirsi della preda.
     Mentre aspettava il suo carico Mungo Tennant era ben poco angustiato da preoccupazioni per la sorte della monarchia, eccetto che il continuo ripresentarsi della guerra contro l'Inghilterra rendeva la sorveglianza alle porte ancora più severa, e che la disfatta ad opera degli inglesi trentaquattro anni prima, a Flodden, aveva già provocato la costruzione di alte mura intorno al perimetro di Edimburgo, cosa che un contrabbandiere trovava dannatamente inopportuna. Inopportuna anche per Crawford di Lymond, che adesso, come un orifiamma sulla scia della barca tagliava in due la piatta distesa del Nor' Loch. Perché dove il carico di un contrabbandiere poteva perforare le difese della città, lì era in grado di passare anche un ribelle messo al bando, la cui vita sarebbe stata perduta se l'avessero catturato.
     Davanti, la barca grattò sul fango, venne sollevata e trasportata silenziosamente a terra. Furono i rematori a scaricare. Piedi resi pesanti dal carico camminarono sull'erba, attraversarono un giardino, aggirarono un ostacolo e non si sentirono più quando furono all'interno del passaggio sotterraneo che conduceva alla cantina nascosta sotto la casa di Mungo. Il nuotatore, le erbe acquatiche intorno al collo, prese terra, si scosse dell'acqua, e senza essere visto li seguì all'interno con passo leggero, e poi uscì dalla stessa casa. Crawford di Lymond era entrato in Edimburgo.
     Una volta dentro fu semplice. In una piccola stanza in High Street si cambiò velocemente indossando vestiti sobri, poco appariscenti, e divorò con voracità due mesi di notizie nei dettagliati resoconti di chi lo serviva. «... e quindi il Governatore si aspetta l'arrivo degli inglesi nel giro di tre settimane ed è lì a svolazzare da tutte le parti come una gallina con la gola tagliata... Siete bagnato fino al midollo», gli ricordò chi gli parlava.
     «Quanto a me», rispose Lymond, riconoscibile dalla voce con la quale cospargeva di miele i pensieri più letali, «io sono il narvalo in cerca della sua vergine. Ho succhiato il mare come Cariddi, e in mancanza di altri divertimenti lo sputerò fuori tre volte al giorno, dietro compenso. Ripetetemi precisamente che cosa avete appena detto di Mungo Tennant.»
     Glielo dissero; ricevettero altri ordini, e quindi egli se ne andò, sostando prima sulla soglia ad allacciarsi il mantello scuro intorno al mento. «Timido come una violetta del pensiero», commentò Lymond quasi con ingenuità. Poi sparì.

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