L'Ultimo Frammento - Capitolo 1

     Alexadra venne spintonata a terra da diverse mani. Cadde con le ginocchia sulla pietra dura, ma si trattenne dal gridare quando il dolore la attraversò. «Lasciatemi!» sibilò strattonando la corda che tratteneva i polsi legati. Un mese di prigionia non aveva intaccato la sua determinazione.
     «Zitta cagna!» gridò uno dei suoi rapitori, assestandole un calcio sulle costole. Alexadra si accasciò con il respiro mozzo, mentre la vista le si annebbiava. «Bastar…» Un pugno le colpì il volto spaccandole il labbro ed impedendole di continuare. Con la lingua saggiò i denti, trovandone alcuni traballanti ma tutti ancora al loro posto. Una risata triste le sgorgò dal petto e, incapace di fermarsi, continuò attirandosi occhiate dai suoi aguzzini.
     «Cosa ti fa tanto ridere sgualdrina?» l’uomo che l’aveva appena picchiata alzò nuovamente la mano per colpirla, ma il colpo non arrivò. Al suo fianco ora si trovava una donna alta, con un lungo abito nero dalla gonna a balze e il bustino rigido, decorato con bottoni di madreperla e ricami d’argento, che stringeva il polso dell’uomo con le unghie dello stesso colore del vestito. Sui capelli castani, acconciati in morbide onde, indossava un cappellino da cui scendeva una veletta, scura anch’essa, mentre le labbra, atteggiate in un sorriso falso quanto velenoso, erano dipinte di rosso sangue. Gli occhi, gelidi dietro il pizzo, erano blu, contornati da folte ciglia arcuate.
     «Fermo! Come ti permetti di colpirla? È di proprietà del Principe, e non deve essere toccata da voi.» disse la donna con calma, senza smettere di sorridere. Attorno a lei gli uomini si inginocchiarono portando una mano sulla spalla e la fronte sul ginocchio piegato. Alexadra non proveniva da una famiglia nobile, ma la vita all’Accademia di Neira le aveva insegnato a riconoscere quando di fronte a lei si trovava qualcuno di rango superiore e a comportarsi di conseguenza. Chiunque fosse, quella donna era di una classe sociale molto elevata.
     Tuttavia la ragazza aveva intenzione di lottare per la sua libertà. Non avrebbe accettato di divenire proprietà di qualcuno per mero capriccio. Era libera o almeno lo era stata finché non era stata rapita, maltrattata e portata al di là del Mare dell’Alba a causa di questo Principe. Sollevando il mento e fissandola con aria di sfida Alexadra disse «Io non appartengo a nessuno, solo a me stessa».
     «No, Straniera. La tua vita e il tuo sangue appartengono al Principe Gaebiel, terzo del suo nome, Signore della Fortezza d’Occidente, Cavaliere del Primo Ordine, Comandate degli Eserciti e Erede al Trono dei Dieci.» Lasciando andare l’uomo, che si affrettò ad inginocchiarsi insieme agli altri, la donna si avvicinò ad Alexadra. Si chinò verso di lei e le accarezzò il volto, mentre il morbido tessuto della gonna la sfiorava. «Tu non sei altro che il prezzo da pagare perché il Principe diventi quello che doveva essere fin dalla nascita. Com’è che li chiamate voi nelle Terre dell’Ovest…» accostò le labbra al suo orecchio, e la sua voce dolce e falsa provocò un brivido lungo la schiena di Alexadra. «Ah, si. Un Tiranno.»

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