Incipit: Il Dardo e la Rosa di Jacqueline Carey


Affinché nessuno possa pensare che io sia un'illegittima - la figlia bastarda di qualche contadino lussurioso, venduta con contratto a termine in un periodo di magra - devo chiarire di essere nata in una Casa e cresciuta in modo appropriato alla Corte della Notte, per quel che mi è servito.

Mi è difficile provare risentimento verso i miei genitori, anche se invidio la loro ingenuità. Nessuno li aveva neppure avvertiti, al momento della mia nascita, di avermi fatto dono di un nome infausto: Phèdre, così mi hanno chiamata, senza sapere che si tratta di un nome elleno... e maledetto.

Quando venni al mondo, ardisco pensare che avessero motivo per essere speranzosi. I miei occhi semichiusi erano ancora di un colore indefinito e l'aspetto di un neonato è qualcosa di mutevole, che cambia da una settimana all'altra. Ciocche bionde possono lasciare il posto a boccoli corvini, il pallore della nascita intensificarsi in una ricca sfumatura ambrata e così via. Quando la serie di trasformazioni amniotiche fu terminata, tuttavia, la verità divenne evidente.

Ero imperfetta.

Consiglio di cuore questo libro!

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