The Ice Cream Book Tag

Scritto da AmanteDiLibri - 23 agosto
E dopo una cosa che non faccio mai eccone un'altra! Un tag!
Anche questi non riesco mai a farli per mancanza di tempo ma devo dire che mi piacciono tantissimo!!!
Quindi approfittiamone


Come funziona?
Semplice, abbinare a un certo gusto di gelato un determinato libro! Pronti… Via!
Un libro con la copertina verde

Il principe perduto di Jennifer A. Nielsen! La cover originale in realtà è blu ma per qualche motivo quando è arrivato qui da noi ha subito un mutamento cromatico!
Una serie molto lunga che vorresti leggere quest'estate ma che probabilmente non farai e perché

La serie Psy-Changeling di Nalini Sing. È da mesi che un'amica mi prega di leggerla e pensavo che questa estate di completa libertà fosse il momento giusto. La verità è che sono talmente tanto piena di libri che quando devo iniziare qualcosa di uno non mi passa neanche per la testa e soprattutto sono 13 libri più non so quante novelle x.x
Il libro con la storia d'amore più dolce.

Questa è difficile. Ci ho dovuto pensare parecchio e spulciare i libri sugli scaffali. Alla fine direi che forse è Ti aspettavo/Ti fidi di me? di J. Lynn. Ultimamente lo leggo spesso anche a pezzetti perché mi conforta sempre ^_^
Il tuo classico preferito.

Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen sicuramente! È vero che non ne ho letti molti di classici ma questo resta il più bello!
Un libro per bambini che ti piace.

Adoro letteralmente la serie Deltora di . Lo so, lo so non è un solo libro ma per me certe serie sono un solo libro. Hanno solo avuto dei problemi di stampa e sono venuti più volumi!
Un libro molto lungo che hai letto molto velocemente.

Per sapere qual'è quello più lungo che ho letto più velocemente sono ricorsa a Anobii! E il risultato è stato… La via dei Re di Brandon Sanderson. 1146 pagine in quattro giorni!

Ringrazio Bliss di Libri per Passione per avermi taggato :3 lo volevo fare tantissimo :3
Quanto a chi taggo… chiunque voglia farlo e magari non lo è stato! Poi linkatemi i vostri post che sono curiosissima!
E se qualcuno vuole utilizzare le immagini che ho fatto per il tag si senta libero di prenderle, magari metta una piccola nota con i crediti :)

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The Very Inspiring Blogger Award

Scritto da AmanteDiLibri - 23 agosto
In genere non "ritiro" i premi che vengono assegnati al blog per il semplice motivo che sono a corto - cortissimo - di tempo con gli impegni dell'università che faccio già fatica a trovare il tempo per pubblicare le recensioni e le anteprime!
Ma ora sono in vacanza - ancora un mese *-* - fuori par novembre e quindi eccomi qui!

The Very Inspiring Blogger Award
Sono stata nominata da Susi del blog Bookish Advisor che ammiro con tutto il cuore e la ringrazio enormemente per questo!

Come funzione il TVIBA (il nome intero è troppo lungo!)
• Ringraziare la persona che ti ha nominato;
• Elencare le regolare e visualizzare il premio;
• Condividere 7 fatti su di te;
• Nominare altri 15 blog e lasciare un commento per fargli sapere che sono stati nominati;
• Mostrare il logo del premio sul tuo blog e seguire il/la blogger che ti ha nominato.

Punto uno e due fatti. Ora tocca il tre ed ecco il panico da "premio" che si fa sentire… cosa vi racconto!?!?!
Vediamo un po'.

• Amo montare i mobili Ikea e non c'è niente che mi dia più gioia che hackerarli!
Ossia? Prendente un mobile, provate ad esempio a inserirlo sopra ad un altro e rimanete delusi quando è troppo altro o basso o stretto o quello che volete. Questa cosa vi ferma? Assolutamente no. Armati si sega, trapani, martelli, pezzi di altri mobili a loro volta hackerati, adattate il vostro ikea standardizzato in quello che vi serve!
L'ultimo hackeraggio ha visto la partecipazione di tre Billy (le librerie) da 60 cm, sei ripiani dal nome impronunciabile e dei pezzettini di cartone. Ora ho otto ripiani per libreria invece che sei u.u

• Con una scadenza di circa due mesi inizio ad avere malsane idee per app/siti/tools per blogger e librosi in generale. Al momento voglio creare un calendario uscite come quello di FictFact u.u

• Per quanti ami i libri cartacei negli ultimi anni ha iniziato a preferire terribilmente gli ebook. Posso portali sempre con me, leggerli durante qualche lezione particolarmente noiosa all'uni senza farmi vedere (:P), se non mi ricordo una frase esatta esiste la funziona cerca e posso ritrovarla senza scartabellare interi volumi e soprattutto fare le ore piccole senza dover aprire la luce e farmi così scoprire dalla mamma!

• Vi scrivo dei papiri quando basterebbe una semplice frase ed entro in panico quando devo parlare di me :P (esempi lampanti i tre punti sopra)

• Preferisco il salato al dolce… e potrei mangiare pizza a qualsiasi ora del giorno e della notte u.u

• Ho una passione insana per la catalogazione di qualsiasi cosa, ma soprattutto libro, ma poi sono una delle persone più disordinate del pianeta

• Sono astemia e mi fa ribrezzo anche toccare le bottiglie di qualsiasi cosa sia vagamente alcolica, piene o vuote che siano x.x

Ci sono riuscita? Vi ho detto sette cose di me? Wiiii! Non pensavo di uscirne viva da questa esperienza! Quanto vi ho annoiato per curiosità?

E ora i blog che nomino! Ovviamente non riesco a trovare subito tutti i 15 blog ma un po' alla volta ci arriverò, non temete! Intanto spero di non siate già taggati, in caso scusatemiiiii!




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Lo strano caso dell'apprendista libraria di Deborah Meyler

Scritto da AmanteDiLibri - 22 agosto
Titolo originale: The Bookshop
Target: New Adult (più o meno)
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 28 Agosto 2014
N°pagine: 348
Trama: Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: La Civetta, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina della libreria vede appeso un cartello: cercasi libraia. È l’occasione che aspettava, il lavoro di cui ha tanto bisogno. Perché a soli ventitré anni è incinta e non sa cosa fare: il fidanzato Mitchell l’ha lasciata prima che potesse parlargli del bambino. Ma Esme non ha nessuna idea di come funzioni una libreria. Per fortuna ad aiutarla ci sono i suoi curiosi colleghi: George, che crede ancora che le parole possano cambiare il mondo; Mary, che ha un consiglio per tutti; David e il suo sogno di fare l’attore. Poi c’è Luke, timido e taciturno, che comunica con lei con le note della sua chitarra. Sono loro a insegnarle la difficile arte di indovinare i desideri dei lettori: Il Mago di Oz può salvare una giornata storta, Il giovane Holden fa vedere le cose da una nuova prospettiva e tra le opere di Shakespeare si trova sempre una risposta per ogni domanda. E proprio quando Esme riesce di nuovo a guardare al futuro con fiducia, la vita la sorprende ancora: Mitchell viene a sapere del bambino e vuole tornare con lei. Esme si trova davanti a un bivio. Il suo più grande desiderio sta per realizzarsi, ma non è più la ragazza spaventata di un tempo e non sa più se è quello che vuole davvero. Perché a volte basta la pagina di un libro, una melodia sussurrata, una chiacchierata a cuore aperto con un nuovo amico per capire chi si è veramente. Perché Esme non è più un’apprendista libraia, ora è una libraia per scelta. Lo strano caso dell’apprendista libraia è il romanzo più amato dalle librerie indipendenti americane. Grazie a loro è partito un passaparola tra i lettori che ne sono rimasti incantati. Deborah Meyler è convinta che l’esperienza più bella della sua vita sia stata lavorare in un negozio di libri e ha deciso di descriverla. Un romanzo che ricorda a tutti noi come il fascino delle librerie sia intramontabile. E che spesso quei luoghi pieni di scaffali polverosi nascondono sorprese inaspettate.

Alle volte certi libri non prendono e basta.

Lo dice George, proprietario della piccola libreria dell'usato La Civetta che Esme, la protagonista di questa avventura letteraria, visita alla ricerca di tranquillità e di qualche libro insolito.
E, purtroppo, è quello che è capitato a me questa mattina.

Lo strano caso dell'apprendista libraria proprio non mi ha preso. A dire la verità mi ha proprio deluso. Inutile dire che sono stata combattuta se dar seguito a questo sentimento e scrive la recensione che seguirà o cercare i punti più positivi e presentarvi una recensione falsata.
Odio davvero scrivere recensioni non positive e tanto più quando il libro è in anteprima: potrei portarvi a non comprare e leggere un romanzo solo perché non era nella mie corde, non era in momento giusto o, come dicevo, semplicemente non va.
Quindi, si leggete questa recensione, ma poi leggetene altre, fate un salto in libreria, sfogliate le pagine, leggetene una caso e scegliete voi se può conquistarvi oppure no.
E questo vale per tutti i libri, non solo quelli delle recensioni meno positive ;D

Esme è un inglese che vive a New York e studia alla Columbia per dottorato in storia dell'arte. Dal momento in cui si sveglia una mattina di ottobre capisce che qualcosa non va. E lei odia le complicazioni.
Dal momento in cui realizza cosa era cambiato la sua vita viene stravolta totalmente e solo i dipendenti e gli eccentrici clienti de la Civetta la aiuteranno ad andare avanti.
Gli elementi per un romanzo frizzante, coinvolgente e non per forza sdolcinato, c'erano tutti. La scrittura dell'autrice mi è piaciuta e molte volte è riuscita farmi scordare gli aspetti più negativi della storia... Che in questo caso sono i personaggi e l'enorme mole di tristezza - e depressione per me - che  permeano le pagine.
Partiamo da Esme: per essere una giovane che ha attraversato l'Atlantico con una borsa di studio per un dottorato... È davvero stupida. Davvero, oltre a mancarle il filtro mente-bocca, metà e anche più volte non capiva, faceva scelte prive di senso almeno per me. Quindi decisamente bocciata malgrado tutti i miei tentativi di sentirla vicina e ammirarla per altre. Ma niente da fare.
Passiamo poi all'accozzaglia di tutti i personaggi che passano per la Civetta. Abbiamo George, il proprietario hippy, con un'idiosincrasia per qualsiasi cosa non naturale, che passa dall'apprensione per lei a un disinteressamento per gli altri. È probabilmente il personaggio migliore.
Poi abbiamo Luke. Lui davvero non l'ho capito. Se la prendeva sempre con la protagonista anche quando non c'era palesemente ragione.
Dopo ci sono i senzatetto che aiutano e via dicendo.
Ma il peggio del peggio è Mitchell, il "ragazzo/fidanazato" di Esme. Esistono davvero persone orribili e lui ne è un esempio. Di una bassezza umana che se ci penso mi viene ancora la pelle d'oca. Bleah.
A tutto questo si aggiunge un continuo sconforto, una sconfitta continua, che mi ha fatto intristire sempre di più. Arrivare all'ultima pagina è stata davvero un'impresa.

Come vedete, davvero questo non era il libro che cercavo e ora mi ci vorrà davvero un po' prima di ritrovare la voglia di leggere. Ciò non toglie che spero di leggere nei commenti che mi sono sbagliata  e che Lo strano caso dell'apprendista libraria vi è davvero piaciuto, lo spero davvero con tutto il cuore.
Non era il libro per me, ma forse lo sarà per voi.


Mai per amore di Penelope Douglas

Scritto da AmanteDiLibri - 20 agosto
Ed eccoci qui con una seconda recensione vittima delle vacanze e che non sono riuscita a pubblicare prima malgrado sia bella che pronta da quando ho finito entusiasta il romanzo!

Titolo originale: Bully
Serie: Fall Away, n°1
Genere: Romantico, Contemporaneo
Target: Young Adult/New Adult
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 28 Agosto 2014
N°pagine: 352
Trama: Un tempo Jared e Tate erano grandi amici: sono cresciuti insieme, si sono arrampicati insieme sugli alberi, si sono aiutati a vicenda nei momenti difficili. Ora invece Jared è cambiato. Il bambino dolce di una volta si è trasformato in un ragazzo difficile e astioso, sempre pronto a offendere e deridere Tate di fronte a tutta la classe. A scuola le ha reso la vita un inferno, e Tate non sa più come difendersi. A volte invece è incredibilmente dolce con lei, e sembra volerla proteggere… Tate vorrebbe odiarlo eppure non ci riesce: sente che il suo vecchio amico è disperato e vorrebbe scoprire il motivo della sua rabbia: raggiungere il suo cuore e carpire il segreto che nasconde in fondo all’anima…
Mai per Amore è uno di quelli libri che si inserisce a metà strada tra lo Young Adult e il New Adult a causa di alcune parti più esplicite che di solito sono riservate al secondo genere e non al primo.
Tate è appena dall'Europa dove ha trascorso un anno in una scuola francese e tre mesi di vacanza in Germania con suo padre. Ma ora che è tornata di nuovo a casa non sa cosa la aspetta.
Prima di partire era stata la vittima preferita degli scherzi e delle voci messe in giro da Jared, un tempo il suo migliore amico e vicino di casa, e ora invece cosa accadrà con Tate si sente più forte e capace di resistere a quei gesti?
Se l'inizio forse non mi ha particolarmente conquistato a causa dei continui "dispetti"che si fanno l'un l'altro quello che davvero ho odiato è stata la migliore amica della protagonista: da un giorno per l'altro si ritrova a difendere e cercare scusanti per il ragazzo che ha rovinato la vita a Tate per tre lunghi anni senza un'apparente motivo.
Poi però non sono riuscita più a staccarmi - tant'è che mi sono ritrovata a finire un libro dalla mattina al pomeriggio con i miei che mi guardavano ormai senza speranze - finché non ho girato sconsolata l'ultima pagina. Inutile dire che voglio mettere le mani il prima possibile sulla "versione" di Jared.
Tolto il fastidio creatomi dall'amica, il romanzo può ricordare per certi versi Non lasciarmi andare e altri titoli del genere New Adult per le tematiche sfiorate se non proprio raccontate. La scrittura della Douglas sa tenerti attaccato alle pagine e ti fa entrare così tanto nel personaggio di Tate che ci sembra di essere feriti dalle parole e dalle azioni di Jared come se fossimo lei, il dolore che prova quando scopre la verità sul passato del ragazzo ma anche di sentire il calore dei suoi sguardi.
Un'altra cosa poi che ho molto apprezzato di questo romanzo è che abbia un inizio e una fine: non ci troviamo di fronte a un finale con cliffhanger che ci costringe ad aspettare impazienti il seguito su cui c'è sempre il dubbio amletico "sarà pubblicato o non sarà pubblicato" ma a una storia che si svolge interamente all'interno del libro, che si può continuare ma mette comunque la parola fine alla vicenda.
Mai per Amore viene promosso con quattro stelline e qualcosa e spero sinceramente di poter leggere presto gli altri titoli che compongono la serie!

Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella

Scritto da AmanteDiLibri - 15 agosto
Buongiorno lettori!
Come avrete probabilmente intuito il blog è in semi vacanza ormai da quindici giorni e sono partita talmente tanto di fretta che non sono riuscita neanche ad avvisarvi come si deve!
In ogni caso eccomi qui - circa - a pubblicare la prima super recensione di un'intera serie… quella di Federica Soprani e Vittoria Corella: Victorian Solstice!
Le prime due recensioni dovevano arrivare ormai un mese fa dopo aver ricevuto i primi due racconti da parte delle autrici, che ringrazio enormemente, ma per vari problemi ho finito per aspettare di mettere le mani anche sul quarto e ultimo romanzo!

Serie: Victorian Sostice #1
Genere: Giallo, Storico (vittoriano)
Target: Adult 
Editore: Lite Editions
Formato: ebook
N°pagine: 80
Trama: Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall’interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.
Più di qualche volta mi era caduto l'occhio su questo romanzo. Avevo visto parecchie reazioni entusiaste e ad un certo punto di questa estate la curiosità, grazie alle autrici, ha avuto la meglio. Mi sono immersa nella loro storia e non c'è stato più verso di volersi allontanare.
Il primo racconto della serie Victorian Sostice ci porta direttamente in una Londra vittoriana, fumosa e oscura dove la vita nei salotti più esclusivi si intreccia con un efferato omicidio. Un Pari del regno viene ritrovato senza vita e dilaniato all'interno della sua biblioteca e allo stesso tempo, la sua pupilla è scomparsa.
L'investigatore di Scotland Yard Jonas Marlowe ha un compito ingrato, convincere il medium Jericho Marmaduke Shelmardine a non intralciare le indagine della polizia e cercare di riconquistare il rispetto dei colleghi dopo le accuse di omicidio infondate che gravano sulle sue spalle.
Ma il medium non avrà intenzione di abbandonare l'investigatore e lo porterà a conoscere il mondo oscuro, un mondo fatto di piacere, dolore e oppio che fa capo a Re Beliar: l'unico che più soddisfare ogni richiesta. Perfino quella di una sirena.
Non sapevo cosa aspettarmi da questo racconto quando l'ho iniziato: è stato un salto a occhi chiusi e poi non volevo più che finisse.
Sono bastate poche pagine perché la storia creata da Federica Soprani e Vittoria Corella mi conquistasse con la sua atmosfera e i suoi personaggi.
Jericho e Jonas sono entrambi inseguiti da un passato che vogliono dimenticare e superare ma che rimane attaccato alle loro anime, segnandoli e rendendoli simili eppure totalmente diversi nello stesso attimo.
La serie Victorian Sostice non sarà classica storia d'investigazione che vi aspettate e potrebbe portarvi in luoghi dove la perversione e la crudeltà sono più di quanto possiate immaginare. Tuttavia per me è un racconto promosso e assolutamente consigliato che vi lascerà la voglia e forse anche la necessità di leggere il seguito!

Serie: Victorian Sostice #2
Genere: Giallo, Storico (vittoriano)
Target: Adult 
Editore: Lite Editions
Formato: ebook
N°pagine: 94
Trama: Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra. Ci sono cose che nessuno deve sapere e gente che va fatta tacere con le buone o con le cattive.
A Londra stanno iniziando a sparire giovani immigrati irlandesi, tutti accomunati dai capelli rossi. Scotland Yard non sembra aver intenzione di scoprire il colpevole. Jonas però non sembra intenzionato a lasciar perdere e accompagnato dal medium arriverà fino alla soglia della villa di un importante uomo del regno dove la sua sposa aspetta il ritorno a casa del fratello.
Un altro capitolo capace di prenderti e trascinarti nei vicoli scuri e avvolti dalla nebbia di Londra dove prende vita una storia perversa di passione, desiderio e gelosia ma che fa da sfondo alla storia di Jericho e Jonas.
Dopo gli accenni, attraverso i ricordi, del passato del medium in questo secondo romanzo scopriamo di più sull'investigatore di Scotland Yard: un giovane che non vuole accettare il lato più oscuro e malvagio della vita e che solo grazie a Jericho riuscirà a svelare i segreti che si celano dietro le mura della casa dell'uomo più importante d'Inghilterra.
Con la lega dei gentiluomini rossi si riconferma la bravura delle due autrici che hanno saputo creare un perfetto mix in poche pagine - troppe poche forse perché si vorrebbe avere più tempo da passare nella loro Londra - che, ancora una volta farà venir voglio di leggere il seguito per scoprire di più su Jonas e Jericho e leggere di una nuova ricerca della J&J Investigation.

Serie: Victorian Sostice #3
Genere: Giallo, Storico (vittoriano)
Target: Adult 
Editore: Lite Editions
Formato: ebook
N°pagine: 68
Trama: Nella Londra Vittoriana Uomini Neri e Boogeymen esistono davvero. I Mostri sono veri e hanno fame. Vengono e portano via quelli che hanno più paura. Per sconfiggere i Mostri ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione. Una nuova avventura di Jericho e Jonas nella pancia della Londra più nera.
Alla fine del precendete racconto Jericho e Jonas avevano fondato una società d'investigazione alla Fine del Mondo, la villa di Jericho ai confini della città.
Il loro primo caso arriverà dal passato del medium: la scomparsa di un bambino del Circo Bineswki.
In breve i due protagonisti scopriranno che non è l'unico bambino scomparso. Le loro ricerche li porteranno a conoscere un altro Re, il re dei Topi, il signore dei bassifondi di Londra e di tutte quelle persone emarginate dalla città.
Nuovamente questo capitolo ci porterà in un luogo crudele e forse, sarà in grado di lasciarci ancora meno indifferenti dei precedenti. Un racconto ancora più crudo che non vede più protagonisti i salotti dell'alta società ma questa volta si rivolge ai bassifondi dove la follia e la crudeltà sembrano fare da padrone.
Oltre a questo, la relazione tra Jericho e Jonas sembra passare da una sensazione a qualcosa di più reale che però non arriva a palesarsi completamente.
Forse questo terzo racconto ha messo un lieve freno alla mia curiosità e alla voglia di continuare la lettura, per quanto per breve periodo, ma solamente per la forza, per l'impatto della storia e non per possibile un calo di scrittura che resta sempre magnifica.

Serie: Victorian Sostice #4
Genere: Giallo, Storico (vittoriano)
Target: Adult 
Editore: Lite Editions
Formato: ebook
N°pagine: 130
Trama: Nella Londra Vittoriana Uomini Neri e Boogeymen esistono davvero. I Mostri sono veri e hanno fame. Vengono e portano via quelli che hanno più paura. Per sconfiggere i Mostri ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione. Una nuova avventura di Jericho e Jonas nella pancia della Londra più nera.
E si arriva così all'ultimo capitolo, di questa serie vittoriana davvero eccellente.
È la vigilia di Natale e la vita di Jericho e Jonas è cambiata enomemente da tre mesi primi quando si sono conosciuti. Ma nel momento in cui sembrano essere pronti a vivere nel futuro e non più nel passato arriva, anzi, torna nella loro vita un personaggio che Jericho pensava e sperava di non rivedere mai più.
Sconvolgerà la vita di Jonas e farà luce sulla vita di Alice prima che lo conoscesse.
Un altro romanzo breve che vi terrà attaccati alle pagine e vedrà la concretizzazione di quell'ipotesi che aleggia da La società degli spiriti.
Spero davvero che le due autrici tornino, prima o poi in base ai loro tempi, a scrivere di questi due personaggi che sono riusciti a conquistarmi completamente malgrado una mia lieve titubanza.
Sono abbastanza cerca che mi capiterà di rileggere questi quattro episodi e intanto vengono promossi tra le migliori letture di questa estate!
Quattro stelline e mezzo per serie!

Prossimamente in libreria #28

Scritto da AmanteDiLibri - 31 luglio
Uscirà solo il due settembre ma ecco per voi l'anteprima di questo nuovo romanzo edito Mondadori Chrysalide… e il primo capitolo tutto da leggere!

Titolo originale: The Sea of Tranquility
Genere: Romantico, Contemporaneo
Target: Young Adult +
Editore: Mondandori
Collana: Chrysalide
Data di pubblicazione: 2 Settembre 2014
N°pagine: 420
Trama: A soli diciassette anni Nastya era una promessa della musica, ma ora ha perso tutto: la sua identità, la voglia di vivere, la voce. Da 452 giorni ha smesso di parlare, e l'unica cosa che desidera è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh, invece, non è un segreto: in poco tempo ha perso tragicamente le persone più care che aveva accanto, e ora cosa gli rimane? Di giorno: gli sguardi giudicanti degli altri addosso. Di notte: scolpire il legno in solitudine. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono inarrestabili dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, trovando l'una nell'altra la forza di superare il passato e rinascere davvero.

Odio la mia mano sinistra. Odio guardarla. Odio quando si blocca e trema, a ricordarmi che ho perso la mia identità. Ma la guardo comunque, perché mi ricorda anche che riuscirò a scovare chi mi ha portato via tutto. Ucciderò il ragazzo che mi ha uccisa, e lo farò con la mano sinistra.

Capitolo 1
Nastya

Morire non è poi così male dopo la prima volta. Lo so per esperienza.
La morte non mi spaventa più.
È tutto il resto a spaventarmi.
Agosto in Florida significa tre cose: caldo, umidità opprimente e scuola. Scuola. Sono più di due anni che non ci torno. A meno che uno non consideri scuola starsene seduti al tavolo della cucina a studiare da privatisti con la propria madre, e per me non lo è di certo. È venerdì. Il mio ultimo anno di liceo inizia lunedì, ma non mi sono ancora iscritta. Se non mi presento oggi, non avrò un orario lunedì mattina, e mi toccherà aspettare in ufficio finché non me lo daranno. Mi sa che preferisco evitare la pessima scena da film anni Ottanta in cui il primo giorno arrivo già in ritardo e tutti smettono di fare quello che stanno facendo per fissarmi. Anche se esiste di peggio nella vita, sarebbe comunque una seccatura.
Mia zia svolta nel parcheggio della Mill Creek Community High School con me al rimorchio. È una scuola come tutte le altre. Se non si considera il colore putrido delle pareti e il nome sulla targa, è uguale identica a quella dove andavo prima. Margot – mi ha fatto rinunciare a “zia” perché la fa sentire vecchia – abbassa il volume della radio che ha tenuto a palla per l’intera durata del viaggio. Per fortuna il tragitto è breve, perché i rumori forti mi danno fastidio. Non è il suono in sé, ma il volume alto. I suoni forti finiscono per inghiottire quelli deboli, e i suoni deboli sono quelli che fanno più paura. Ora posso farcela perché sono in macchina, e di solito in macchina mi sento al sicuro. Fuori è un altro discorso. Non mi sento mai al sicuro, fuori.
«Tua madre si aspetta una telefonata quando hai fatto qui» mi dice Margot. Mia madre si aspetta un sacco di cose che non otterrà mai. Nell’economia del tutto, una telefonata non è una pretesa esagerata, ma questo non significa che debba averla vinta per forza. «Cerca almeno di mandarle un messaggio. Quattro parole. Registrazione fatta. Tutto bene. Se poi ti senti particolarmente generosa, alla fine puoi anche aggiungerci una faccina sorridente.»
La osservo di traverso dal posto del passeggero. Margot è la sorella minore di mamma, una decina d’anni in meno. È l’opposto di lei quasi in tutto. Non le somiglia per niente, il che vuol dire che non somiglia neanche a me, visto che io sono la copia sputata di mia madre. Margot ha i capelli biondo sporco, gli occhi azzurri e un’abbronzatura costante che mantiene con facilità lavorando di notte e sonnecchiando di giorno a bordo piscina, anche se è infermiera e dovrebbe sapere che non fa bene alla pelle. Io ho un incarnato pallido, occhi castano scuro e capelli lunghi, mossi, quasi neri ma non proprio. Lei sembra uscita da una pubblicità della Coppertone. Io da una bara. Solo uno stupido potrebbe pensare che siamo parenti, anche se è una delle poche certezze che mi rimangono.
Ha ancora quel sorriso furbetto stampato in faccia, consapevole del fatto che, pur non avendomi convinta a tranquillizzare mia madre, è riuscita comunque a instillarmi un po’ di senso di colpa. Impossibile provare antipatia per Margot, anche mettendosi d’impegno, il che me la fa odiare un po’, perché io non sarò mai come lei. Mi ha accolto in casa sua non perché io non abbia altri posti dove andare, ma perché non resisterei da nessun’altra parte. Per sua fortuna, le tocca vedermi solo di sfuggita, perché una volta iniziata la scuola non saremo quasi mai a casa negli stessi orari.
Ma anche così, dubito che accollarsi una teenager cupa e musona sia il massimo dell’aspirazione per una single poco più che trentenne. Io non lo farei, ma d’altronde non sono un tipo generoso. Forse è per questo che scappo a gambe levate da tutti quelli che mi vogliono bene. Se potessi starmene da sola, lo farei. Ben volentieri. Lo preferirei, piuttosto che dover far finta di stare bene. Ma non ne ho la possibilità. Perciò mi accontento di stare con qualcuno che, almeno, non mi vuole così tanto bene. Sono grata a Margot, anche se non glielo dico. In verità, non le dico mai nulla. No, decisamente no.
La segreteria della scuola è un caos. Telefoni che squillano, fotocopiatrici a pieno ritmo, voci ovunque. Ci sono tre file davanti allo sportello. Non so a quale accodarmi, quindi opto per quella più vicina alla porta e mi affido alla buona sorte. Margot entra di volata alle mie spalle e mi trascina con sé superando tutte le file, fin davanti alla segretaria. Fortuna che l’ho vista arrivare, altrimenti, non appena mi ha posato la mano sulla spalla, si sarebbe ritrovata faccia a terra con il mio ginocchio piantato nella schiena.
«Abbiamo un appuntamento con il signor Armour, il preside» dice con fare autoritario. Margot, l’adulto responsabile. Oggi recita la parte di mia madre. È un lato di lei che non vedo spesso. Preferisce il ruolo della zia alla moda. Non ha figli, quindi è tutto una novità per lei. Non sapevo nemmeno che avessimo un appuntamento, ma ora ne capisco il motivo. La segretaria, una donna sulla cinquantina dall’aspetto sgradevole, ci indica un paio di sedie accanto a una porta chiusa di legno scuro.
C’è da aspettare solo pochi minuti, e nessuno sembra notarmi o accorgersi della mia presenza. L’anonimato è piacevole. Chissà quanto durerà. Mi osservo da fuori. Non mi sono agghindata per la visita di oggi. Pensavo di arrivare lì, compilare qualche scartoffia, consegnare la lista delle vaccinazioni e tanti saluti. Non mi aspettavo di trovare orde di studenti che affollano l’ufficio. Ho indosso un paio di jeans e una maglietta nera con lo scollo a V, entrambi un pochino – okay, molto – più aderenti del dovuto, ma per il resto del tutto normali. È con le scarpe che mi sono messa d’impegno. Tacchi a spillo neri. Dodici centimetri di follia. Non li uso tanto per l’altezza, anche se ne avrei bisogno, quanto per l’effetto d’insieme. Oggi ne avrei fatto anche a meno, solo che dovevo esercitarmi. Il mio equilibrio sui tacchi è migliorato, ma ho pensato che una prova generale non sarebbe guastata. Vorrei evitare di finire gambe all’aria il primo giorno di scuola.
Guardo l’orologio alla parete. La lancetta dei secondi si muove avanti e indietro nella mia testa, anche se so benissimo che è impossibile sentirne il ticchettio con tutto questo baccano. Come vorrei poter cancellare i rumori dalla stanza. Ci sono troppi suoni tutti insieme, e il mio cervello tenta di filtrarli, di separarli in mucchietti ben ordinati, ma è quasi impossibile con tutti gli apparecchi meccanici e le voci che si confondono. Apro e chiudo la mano in grembo e spero che ci facciano passare presto.
Dopo minuti che sembrano ore, la pesante porta di legno si apre e veniamo condotte all’interno da un tizio sulla quarantina con camicia e cravatta male assortite. Sorride calorosamente prima di tornare a infilarsi dietro la scrivania in una poltrona di pelle fuori misura. La scrivania è troppo grande per questo ufficio. Ovviamente il mobilio è pensato per incutere timore, dato che lui non ci riesce. Bastano poche parole per inquadrarlo subito come un uomo dal cuore tenero. Spero di non sbagliarmi. Avrò bisogno del suo appoggio.
Mi accomodo in una delle due poltroncine di pelle bordeaux davanti alla scrivania del signor Armour. Margot sprofonda in quella accanto alla mia e parte con la sua tirata. Rimango ad ascoltarla per alcuni minuti mentre gli spiega la mia “situazione particolare”. Particolare, eccome. Man mano che entra nei dettagli, vedo il signor Armour lanciare occhiate fugaci verso di me. Gli occhi gli si dilatano appena mentre mi osserva più da vicino, finché noto il suo sguardo illuminarsi. Mi ha riconosciuta. Sì, sono io. Si ricorda di me. Fossi andata più lontano, mi sarei potuta risparmiare anche questa. Il mio nome non avrebbe suscitato reazioni, e men che meno la mia faccia. Ma siamo ad appena due ore di macchina dal fattaccio, e basta che una sola persona metta insieme tutti i pezzi per ritrovarmi al punto esatto in cui ero. Non posso rischiare, quindi eccoci sedute qui, nell’ufficio del signor Armour, tre giorni prima dell’inizio del mio ultimo anno di liceo. Meglio fare tutto all’ultimo. Anche se almeno questo non è imputabile a me. I miei si sono opposti con tutte le loro forze al trasferimento, ma alla fine si sono arresi. Forse dovrei ringraziare in parte Margot. Anche se immagino che l’aver spezzato il cuore di mio padre abbia aiutato non poco la mia causa. E, probabilmente, erano tutti stanchi e basta.
In questo momento sono disinteressata alla conversazione e osservo l’ufficio del preside. Non c’è molto con cui distrarsi: un paio di piante da interno che avrebbero bisogno di una bella annaffiata e alcune foto di famiglia. Il certificato di laurea appeso alla parete è dell’università del Michigan. Il nome di battesimo è Alvis. Hmmm. Che cavolo di nome è Alvis? Secondo me non ha nemmeno un significato, ma conto di verificare meglio più tardi. Sono lì a soppesare mentalmente le possibili etimologie, quando vedo Margot che estrae un faldone e glielo consegna.
Referti medici. Tonnellate.
Mentre lui dà un’occhiata alla documentazione, il mio sguardo viene attirato dal temperamatite di metallo a manovella sulla sua scrivania. Mi sembra davvero strano. La scrivania è un bel mobile di ciliegio, ben diverso dai tavolacci di plastica che di solito spettano agli insegnanti. Perché mai uno debba montarci sopra un temperamatite così antiquato è un mistero. Vorrei chiederglielo. Invece mi concentro sulla rotella con i buchi per le matite di grandezze diverse e mi domando se il mio mignolo riuscirebbe a entrare in uno di quelli. Penso a quanto sarebbe doloroso temperarmi il dito, a quanto sangue ne uscirebbe, quando avverto un mutamento nel tono di voce del signor Armour.
«Affatto?» Sembra nervoso.
«Affatto» conferma Margot, sfoggiando in pieno il suo tipico atteggiamento canzonatorio, stile “niente cazzate”.
«Capisco. Be’, faremo il possibile. Mi assicurerò che gli insegnanti vengano messi al corrente prima di
lunedì. Ha già compilato il modulo per la scelta dei corsi?» E come da copione, eccoci arrivati al punto in cui lui si mette a parlare di me come se non fossi presente. Margot gli consegna il modulo e lui gli dà un’occhiata veloce. «Lo porto subito all’ufficio iscrizioni, così per lunedì mattina possono già darle l’orario delle lezioni. Non posso prometterle nulla riguardo alle materie facoltative. La maggior parte dei corsi sono già pieni ormai.»
«Capiamo perfettamente. Sono certa che farà il possibile. Apprezziamo la sua disponibilità e, ovviamente, la sua discrezione» aggiunge Margot. È un avvertimento. Vai così, Margot. Ma temo sia tempo perso con lui. Ho come l’impressione che voglia davvero essere d’aiuto. Per di più, mi sa che lo metto a disagio, il che significa che probabilmente vorrà vedermi il meno possibile.
Il signor Armour ci accompagna alla porta, stringendo la mano di Margot e annuendo quasi impercettibilmente verso di me, con un sorriso forzato che penso sia di pietà o, forse, di disgusto. Poi, altrettanto rapidamente, distoglie lo sguardo. Ci segue nel caos della segreteria e ci chiede di attendere un istante mentre si dirige in fondo al corridoio fino all’ufficio iscrizioni con la mia documentazione.
Mi guardo attorno e vedo che molta della gente che c’era prima è ancora in fila ad aspettare. Ringrazio chiunque sia il dio che ancora crede in me. Pulirei un bagno chimico con la lingua piuttosto che starmene altri trenta secondi in mezzo a questo casino. Ci stringiamo contro la parete per intralciare il meno possibile il passaggio. Non ci sono più sedie libere.
Do un’occhiata in cima alla fila, dove un bambolotto alla Ken sfodera il suo sorriso da orgasmo alla Signorina Acida dall’altra parte del bancone. Lei è davvero raggiante, avvolta com’è dall’aura di seduzione che emana il ragazzo. Non la biasimo. È il tipico belloccio che trasforma donne normalmente rispettose di se stesse in perfette idiote. Mi sforzo di captare la loro conversazione, qualcosa riguardo a un posto da stagista. Bastardo di un paraculo. Lui piega la testa di lato e dice qualcosa che fa ridere la Signorina Acida e le fa scuotere la testa con rassegnazione. Ha ottenuto quello che voleva, qualunque cosa fosse. Osservo la piccola variazione nel suo sguardo. Lo sa anche lui. Sono quasi ammirata.
Mentre è lì che aspetta, la porta si apre ed entra una ragazza di una bellezza da capogiro, che si mette a scandagliare la stanza finché il suo sguardo non si ferma su di lui.
«Drew!» strilla in mezzo al baccano generale, e tutti si voltano. Sembra assolutamente indifferente all’attenzione suscitata. «Non mi va di stare tutto il giorno seduta in macchina! Sbrigati!» La osservo per bene mentre lo incenerisce con lo sguardo. È bionda come lui, anche se i suoi capelli sono più chiari, come di una che abbia trascorso l’intera estate sotto il sole. È attraente nel modo più ovvio possibile, indossa un top rosa che riempie bene nei punti giusti, con tanto di borsetta Coach di un rosa ossessivamente coordinato. Lui sembra lievemente divertito dalla sua incazzatura. Dev’essere la sua ragazza. Una coppia perfetta, penso. Il Ken strappa-mutande con Principessa Barbie Broncio: misure inarrivabili, borsetta di lusso ed espressione infastidita inclusi!
Lui alza un dito per segnalarle che gli ci vorrà solo un minuto. Io avrei scelto un dito diverso. Sorrido al pensiero. Alzo lo sguardo e lo becco che mi sorride a sua volta, con gli occhi pieni di malizia.
Alle sue spalle, la Signorina Acida scarabocchia velocemente qualcosa sul suo modulo e lo firma. Glielo riconsegna, ma lui ha ancora lo sguardo fisso su di me. Io gli indico la signorina e alzo le sopracciglia. Non vuoi pigliarti quello per cui sei venuto? Lui si volta, le prende il modulo di mano, la ringrazia e le fa l’occhiolino. Fa l’occhiolino alla segretaria in menopausa. È talmente spudorato da sembrare quasi sincero. Quasi. Lei torna a scuotere la testa e lo scaccia via bonariamente. Ottimo lavoro, Ken, ottimo lavoro.
Mentre mi godevo lo psicodramma da ufficio, Margot parlottava a bassa voce con una tizia che immagino sia la consulente alle iscrizioni. Drew, che ho una disperata voglia di continuare a chiamare Ken, è ancora in piedi accanto alla porta, a chiacchierare con un paio di ragazzi in fondo alla fila. Mi domando se lo faccia apposta per far aumentare l’incazzatura di Barbie. Non che ci voglia molto.
«Andiamo.» Ricompare Margot, spingendomi verso l’uscita.
«Scusate!» echeggia la voce stridula di una donna, prima che riusciamo a imboccare il portone. L’intera fila si volta all’unisono, a osservare la donna che alza in aria un faldone verso di me. «Come si pronuncia questo nome?»
«Na-sty-a» sillaba Margot mentre io mi sento morire dentro, consapevole di tutta la gente che ci circonda. «Nastya Kashnikov. È russo.» Le ultime due parole se le lancia alle spalle, evidentemente orgogliosa di sé per qualche oscuro motivo, prima di dirigerci fuori dalla porta con lo sguardo di tutti puntato sulla schiena.
Arrivate alla macchina, Margot fa un sospiro e torna all’atteggiamento che mi è più familiare. «Be’, anche questa è fatta. Per ora» dice. Poi mi lancia uno dei suoi sorrisi smaglianti, da pin-up a stelle e strisce. «Gelato?» mi chiede, ma è come se ne avesse più bisogno lei di me. Sorrido anch’io, perché malgrado siano le dieci e mezzo, c’è una sola risposta a questa domanda.


Devo dire che questo romanzo mi ispira tantissimo e quasi sicuramente finirà tra le mie letture di fine estate.
A voi come sembra? Pensate di leggerlo oppure no?